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n'artìcol ëd Fabrissi Vielmin dzora la festa dël Piemont

Fabrissi Vielmin a l'ha scrivù un tòch dzora la festa dël Piemont, ch'a
surtrà doman an sla «Tribuna Novarese». Am ciama ëd butelo ambelessì. Et
voilà.

G.

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41 Festa dël Piemont - piemontèis la lenga dël cheur
ëd Fabrissi VIELMIN
«Tribuna Novarese», 9 ëd giugn 2008

Svoltesi dal 21 maggio al 1 giugno tra i comuni di Alba, Bra, Castino, Cuneo
e Cherasco, le manifestazioni della 41^ Festa dël Piemont hanno costituito
un'occasione rara e importante per fare il punto sulla questione piemontese
oggi. Recenti sondaggi dell'Ires hanno stabilito che vi sono più di due
milioni di persone che usano quotidianamente il piemontese, a cui vanno
sommati almeno un milione e mezzo di parlanti passivi. Se a questi dati
aggiungiamo il dinamismo che il piemontese riesce ad esprimere sulla realtà
di punta della comunicazione contemporanea, internet - dove, ad esempio su
Winkipedia, l'enciclopedia virtuale in linea, la versione in lingua
subalpina con più di 15mila articoli si posiziona sessantacinquesima sui 264
idiomi in cui si articola il sistema - diventa chiaro che il bistrattato
"dialetto" è in realtà una lingua viva e in evoluzione. Non solo. Una lingua
profondamente europea poiché nata in un area di tradizionale contatto fra
culture diverse, la quale entrò precocemente nel processo di modernizzazione
sviluppando un patrimonio semantico ricco e complesso che copre tutti gli
aspetti della vita contemporanea. Lingua che, in quanto per secoli strumento
quotidiano del popolo e della nobiltà di uno Stato protagonista della storia
contemporanea del continente, ha espresso una letteratura, una poesia e
della musica dal valore indiscusso ed originale. Una lingua però a cui tale
status viene negato, a differenza degli altri due soli idiomi parlati
all'interno dei confini italiani, sardo e friulano, che si sono sviluppati
su percorsi altri rispetto a quelli del toscano ufficiale.

Fuori dal "politichese"

Le manifestazioni di questa edizione della Festa dël Piemont hanno offerto
ai partecipanti la rara possibilità di astrarsi dall'ostracismo, tanto
psicologico quanto ufficiale, con cui i locutori del piemontese si scontrano
tutti i giorni. Durante tutti i numerosi eventi che si sono avvicendati nel
corso di queste due settimane - spaziati dal teatro, alla musica ai
convegni, fra cui gli Òsto dël pensé, sei incontri nella tradizione dei
caffè letterari, dedicati a temi legati alla lingua e alla letteratura
locali, fino ad un corso accelerato per principianti curato da D. Damilano
della Cà dë studi piemontèis di Turin, l'Accademia della Crusca subalpina -
la lingua piemontese è stata protagonista assoluta.

Forse la principale sorpresa della manifestazione è stata la rara
possibilità offerta ai partecipanti di ascoltare i propri amministratori
pubblici esprimersi nella lingua natia. E qui non sono mancate sorprese e
spunti di riflessione per l'avvenire.

In primo luogo perché usando il proprio idioma natale, gli amministratori
subalpini sono usciti dal "politichese" abitualmente usato per usare un
registro più vicino ai problemi reali. Emblematico l'intervento
dell'Assessore Regionale alla Montagna, Bruna Sibille: l'essenziale per il
futuro è "gavesse l'onta e chité d'esse genà a disse piemontèis" (togliersi
di dosso la vergogna e il disagio a dirsi piemontesi). Sacrosante le
osservazioni dell'Assessore alla cultura della provincia di Cuneo,
Frederich Gregòri (F. Gregorio). L'offerta culturale espressa nella lingua
locale si arricchisce di un unicità che non può che costituire un valore
aggiunto per il richiamo turistico del territorio. Le parole di Gregorio
sono state lo spunto per un appello alle autorità da parte di uno degli
organizzatori Batista Cornaja (B. Cornaglia, presidente dell'Associassion
Coltural Piemontèisa GoPiedmont) affinché nel finanziamento a manifestazioni
pubbliche si smetta di privilegiare la Macarena e il Jazz e si cominci ad
offrire ai visitatori stranieri qualcosa che solo qui può essere visto ed
ascoltato.

Fatto quasi inaudito, chi fra i politici non è stato in grado d'esprimersi
nella lingua materna dell'Alfieri si è pubblicamente scusato. Si direbbe
scuse espressione di un disagio effettivo. Ad esempio l'Assessore alla
cultura di Alba, Ivana Mireuj (I. Miroglio), ha spiegato come il proprio
handicap linguistico sia il frutto delle forti pressioni psicologiche
inflitte dall'ambiente scolastico e familiare durante l'infanzia, un affanno
di cui purtroppo sono stati oggetto la stragrande maggioranza dei figli
delle classi medie subalpine. Una stretta che si risolve in una perdita di
cui solo in età adulta ci si rende conto: Mireuj ha notato come la propria
nonna piemontesofona poteva varcare le Alpi e comunicare quasi senza intoppi
con i vicini quando lei oggi ha bisogno del traduttore.

Il piemontese sulla "ragnà"

Un momento centrale delle manifestazioni sono stati i convegni dedicati agli
strumenti informatici nuovi tramite cui il piemontese si sta riaffermando
sulla rete ("ragnà"), in primo luogo l'enciclopedia on-line Wikipedia.
Dapprima, il 24 maggio ad Alba, il Congresso regionale degli operatori della
Wikipedia piemontese, svoltosi con la partecipazione dell'Assessore
regionale all'Agricoltura Tarich (). E poi, il 31 maggio a Cherasco, il
Congresso Internazionale su Lingue Regionali e Tecnologia "Dalle Wikipedie
in là: lingue regionali e tecnologie Open Source".

I due simposi sono stati l'occasione per gli operatori web d'uscire per la
prima volta dal web ed incontrarsi nel mondo reale. La Wiki in piemontese
infatti è stata concepita in buona parte a... Kiev, per opera
dell'informatico là espatriato Berto dla Sera (Alberto Serra).

Al Congresso hanno partecipato relatori provenienti da Catalunia,
Inghilterra, Germania, Olanda ed Italia - in particolare dalla fondazione
olandese Vox Humanitatis, avente per missione lo sviluppo di strumenti
tecnici e software per l'espressione on-line dei patrimoni linguistici
minoritari. Gli ospiti hanno in particolare discusso le possibilità per
superare le carenze educative migliorando i contenuti e le tecnologie che
permettono la facilitazione dell'insegnamento delle lingue regionali ai
bambini in et? prescolastica e nei primi anni delle scuole elementari. Da
questo punto di vista l'esperienza del piemontese offre spunti per quelle di
lingue minoritarie africane ed asiatiche, e viceversa. Si è svolta inoltre
la prima presentazione in pubblico del progetto "Open Nursery" (Culla
aperta, Cun-a duverta) per la conservazione delle parte delle culture
popolari che tratta del rapporto con i bambini.

Non va inoltre dimenticato che tali eventi si sono svolti in quello che
l'UNESCO ha dichiarato l'Anno internazionale delle lingue minoritarie. La
stessa organizzazione internazionale calcola che delle 6000 lingue oggi
viventi al mondo, in assenza di una tutela più pronunciata, da qui al 2050
non ne resterà che il 10%.

Gran finale a Cherasco

Tutti gli eventi della 41^ Festa dël Piemont hanno registrato una presenza
di pubblico al di là ogni aspettativa. Non a caso. Fra le offerte di
spettacoli, il pubblico ha potuto assistere a quanto di meglio ci sia oggi
in Piemonte. Fra le pièces teatrali autentici gioielli sconosciuti quale la
performance dei Musicant di Riva di Chieri, innovativo e professionale
esempio di teatro di narrazione, e la compagnia di Oscar Barile. L'offerta
musicale è variata da una tradizione popolare arricchita da temi sociali,
(Roberto Balocco, l'Ariondassa, i Musicant di Alba) alla ricerca delle
radici più profonde (Canalensis Brando, Quintet di Enzo Vacca) fino alla
tradizione corale alpina (Gruppo fisarmoniche del Monviso, Sòcio 'dla bira).

La Festa s'è chiusa domenica 1 giugno a Cherasco. E' stata una giornata
davvero particolare. Nella splendida cornice del centro storico, un
autentico salone di mattoni e pietra a cielo aperto, sin dall'alba Cherasco
si è animata di stand presentanti il fiore dell'artigianato e dell'editoria
in piemontese. Per l'occasione le poste hanno predisposto il 1° annullo
filatelico Festa dël Piemont.

Nonostante il tempo abbia regalato una giornata di tregua, le avversità
metereologiche abbattesi sul Piemonte hanno comunque influito sul programma.
Era infatti prevista la partecipazione dei presidenti della Regione e della
Provincia di Cuneo, i quali hanno dovuto declinare a causa dell'emergenza.
Le autorità cittadine con i rappresentanti di Bra e Alba hanno comunque
accolto la sfilata del Gran Drapò, la bandiera storica del Piemonte, giunto
da Biella. Da quando la festa venne istituita, nel 1968 (per volontà della
Compania dij Brandé, associazione di poeti e prosatori che da allora
organizza questo e una serie di altri eventi a sostegno della lingua
piemontese), essa è itinerante fra i diversi comuni del territorio,
occasione per festeggiare altresì la promulgazione dello statuto della
Regione Piemonte, che avvenne il 22 maggio 1971.

Fra gli interventi conclusivi ha spiccato quello del Prof. Sergi Girardin
(Sergio Maria Gilardino), linguista di fama internazionale, il quale ha
esortato a "non tagliare la lingua" ai bambini, per generazioni estraniati
dalla comunità d'appartenenza da una barriera linguistica, privati di un
patrimonio millenario, un patrimonio che va trasmesso per essere spartito
con le altre comunità che si ritrovano ad abitare il Piemonte oggi.
Esortazione particolarmente efficace da parte di chi, come il professore, ha
trascorso la maggior parte della sua vita lontano dal suolo patrio
apprendendo un buon numero di lingue d'altri popoli.

Dalle 14 fino a notte fonda è stata un'ininterrotta colonna sonora a far da
sottofondo alla Festa, con gruppi folk provenienti da tutto il Piemonte in
concerto ai quattro angoli della cittadina. Gran finale sotto l'Arco
secentesco del Belvedere, con il folto pubblico in gran parte coinvolto
nelle danze tradizionali all'ombra di un enorme drapò.

Resta l'amarezza per una copertura mediatica nettamente inferiore al livello
dell'iniziativa, fra cui spiccava l'assenza del TG RAI regionale, una spia
del divario fra le élite della capitale ed il resto del Piemonte che sta
alla base del disorientamento e vuoto ideali dominanti il popolo subalpino
in quest'inizio di secolo. Resta tuttavia la voglia di andare avanti con
nuove energie che carica la mente ed il cuore degli organizzatori, la
maggior parte dei quali ha fatto della sopravvivenza della lingua materna
una ragione di vita e combatte da anni un'autentica battaglia fra
innumerevoli ostacoli, in particolare per trasmettere l'idioma ai propri
figli. Per costoro sentire i bimbi delle scolaresche partecipanti alla Festa
esprimersi naturalmente fra di loro in un piemontese gènit è stata una gioia
rara. Di fronte a simili esempi rinasce la convinzione che la partita per la
sopravvivenza dell'identità piemontese è più che mai aperta.

---

Intervista al Prof. Sergi M. Girardin, docente di Letteratura Comparata
all'Università
di Montréal

D: Come valuta le tendenze e le prospettive della tutela della lingua
piemontese?

R: Positivamente.
Ancora 15, 20 anni fa non si aveva alba dell'importanza dell'insegnamento
della lingua subalpina nelle scuole. I corsi sono ora diffusi in profondità
nel territorio con il numero d'allievi in crescita anno dopo anno. Ciò che è
importante sta nel fatto che sempre più direttori didattici accettano
l'importanza
del concetto di lingua ancestrale, la lingua delle radici la quale permette
un passaggio fra le generazioni senza le rotture che hanno predominato nel
dopoguerra, quando l'italiano veniva a forza introdotto nella comunicazione
familiare tagliando fuori una serie di pratiche ed oggetti che avevano fino
a lì caratterizzato la vita di tutti i giorni. Il passaggio da una lingua
ancestrale ad una ufficiale si a fa a discapito della ricchezza della gamma
lessicale, con la perdita di migliaia di parole e l'alienazione delle nuove
generazioni.
Sono sempre più i responsabili dell'educazione che accanto all'insegnamento
della lingua ufficiale si danno da fare per l'introduzione della lingua
ancestrale in modo che ciò che si guadagna in termini di conoscenza di
lingue dal maggior uso veicolare non vada a discapito della ricchezza del
ventaglio lessicale. Andiamo dunque verso una prospettiva dove anche se si
riduce l'uso del piemontese nelle strade e nella comunicazione quotidiana,
la coscienza della sua importanza si afferma presso le giovani generazioni,
se non come strumento di comunicazione, quale definizione del campo
semantico della loro realtà.
Questo mi fa pensare che si sia imboccata una strada realista e
fondamentalmente corretta.
Anche dal punto di vista scientifico si assiste ad una fioritura di
edizioni, anche critiche e filologiche, dei classici della letteratura
piemontese, e, voglio sottolineare, di tali ne abbiamo un gran numero, dal
teatro lirico alle favole.
Infine, dal punto di vista politico, è da salutare l'iniziativa del
sottosegretario al ministero degli Interni, sen. Michelino Davico, volta a
modificare la legge n. 482 e, di concerto l'art. XII della Costituzione
(sulla bandiera) in modo che le lingue ancestrali vengano tutelate quale
patrimonio inalienabile del popolo italiano. Questo nella prospettiva
dell'adesione
delle istituzioni italiane alla Carta Europea delle lingue regionali e
minoritarie, approvata dal Parlamento Europeo (novembre 1992) e finora
rifiutata da Roma.

D: Perché resta diffusa la credenza che il piemontese sia solo un dialetto
dell'italiano invece che una realtà linguistica autonoma in sé?

R: Sul piano scientifico, la ragione principale sta in un ritardo del mondo
accademico italofono rispetto a visioni che in campo internazionale sono
ormai materia comunemente accettate. Basandomi sulle mie esperienze dirette,
constato come negli USA lo studio delle lingue ancestrali, quali vettori
portatori di un patrimonio sovente persino maggiore delle lingue nazionali,
costituisce da tempo materia obbligatoria del cursum studiorum degli
studenti di lingue.

---

Intervista al sottosegretario al ministero degli Interni, senatore Michelino
Davico (LN)
Nativo della vicina Bra, il senatore Davico ha potuto presenziare alle fasi
finali della manifestazione dove ha accettato di discutere con noi i punti
della riforma da lui presentata.

D: Senatore, potrebbe commentare l'iniziativa di cui si è fatto carico?

R: Agli Interni dirigo il Dipartimento per le Minoranze linguistiche. Al
centro
della mia iniziativa sta la riforma degli enti locali. La materia è oggi a
un bivio. Si parla d'abolizione delle province. Quanto un simile passo può
essere effettivo? Pensiamo al caso della provincia di Cuneo, più grande
della Liguria. E' evidente che è necessaria una riflessione più che
accurata. Gli enti locali, a partire dai sindaci, rappresentano la parte
delle istituzioni a diretto contatto del cittadino. Vanno ricostituiti
avendo quale obbiettivo il consolidamento della presenza sul territorio a
contatto con le comunità. In ogni caso, sosterrò che gli enti riformati
abbiano al loro interno un dipartimento per la tutela del patrimonio
linguistico locale.

Il tutto va fissato sul piano costituzionale inserendo nell'art. XII, finora
limitato alla definizione della bandiera, la tutela delle lingue minoritarie
quale patrimonio comune di tutto il popolo italiano.

---

Tutte le interviste sono state condotte in piemontese

Winkipedia in piemontese: http://pms.wikipedia.org

http://pms.i-iter.org/

http://www.gopiedmont.org/

Gianni Davico, Tesi & testi

Gianni Davico, Tesi & testi ha scritto:
> > Fabrissi Vielmin a l'ha scrivù un tòch dzora la festa dël Piemont, ch'a
> > surtrà doman an sla «Tribuna Novarese». Am ciama ëd butelo ambelessì. Et
> > voilà.
> >

Mersì, Gianni. I sercherài d' ëspantielo pi che peuss.

k

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Për savejne dë pì ansima a le sòrt ëd càrich ch'as peulo dovresse